43 visitatori online
Banner
Home
Menu Principale
Home
Cosa è Peruan-Ità
Disclaimer
I 100 anni di MacchuPicchu
Interviste e reportage
La radio dal passato ...
Notizie
Boletín: "Il Perù a Milano" (Consulado General del Perú en Milán)
Le Foto
Artisti
Personaggi
Articoli archiviati dal 2008
Archivio testi 1999-2008
FACEBOOK GROUPS
Mappa del sito
Area riservata
Corrispondenti
Redazione Italia
Dal Perù
Redazione World
Banner
Pagina FB
 
 
I più letti
I Bomberos di Chorrillos PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 
Martedì 05 Gennaio 2010 15:05
Indice
I Bomberos di Chorrillos
POSTUMO OMAGGIO
CONTRIBUTO DI SANGUE CHE SUGELLA L'AMICIZIA
COMPAGNIA DI POMPIERI GARIBALDI DI CHORRILLOS
LOS BOMBEROS FUSILADOS
Tutte le pagine

CONTRIBUTO DI SANGUE CHE SUGELLA L'AMICIZIA
I FUCILATI DI CHORRILLOS
ROMANA GENS NE LA TERRA DE "LOS INCAS"
Nº34 gennaio 1937
Pagine XII e seguente.

Ricorrendo in questo mese Il 56º anniversario dell'eroica morte dei prodi pompieri di Chorrilios, gli elementi della Pompa "Garibaldi" nonché la Stazione di radio Goicochea commemorarono degnamente gli scomparsi, il cui glorioso ricordo perdurare nel tempo. ROMANA GENS si associa a quest'atto patriottico, presentando, questa rievocazione del connazionale Giuseppe Ravenna.
Colui che la difese a viso aperto. Dante.
A bassa voce colle mani abbandonate e gli occhi spersi in un passato di ombre Ricorderemo di "Loro".
Sono tredici feretri allineati, tredici brandelli di carne nostra, tredici anime che sorvolarono per la terra, senza conoscere la viltà.
I tredici, che interamente compirono il precetto di Abramo: Quando tu sarai pellegrino la tenda che ti ospita arderà nel fuoco; tu brucerai con essa.
Canteremo subito i nomi, perché del racconto, quivi é bellezza:
Angelo Cipollina, Giovanni Pali, Filippo Bargna, Giobatta Lionaidi, Paolo Risso, Giovanni Ognio, Enrico Nerini, Angelo Descalzi, Luca Chiappe, Giuseppe Orenzo, Paolo Marsano, Egidio Valentini, Lorenzo Astrana.
Fra essi, gente ormai giunta a sera; figluili che avevano caldo ancora il bacio della madre. 
Ognio di Recco, cinquantenne, fratello al Branca, quello dalla mano mastodontica che dove premeva le dita, stritolava. Chiappe, dai capelli ricciuti di adolescente venuto appena da mesi, dal natio colle di N. Signora della Neve, sotto l'arduo campanile di Cogorno. Era uscita di lassù fresco novembre, quando il clima muore gemevano sotto gli strettoie. Giuseppe Orengo, che ogni sera, sul Malecón deserto, faceva, rivivere la "maggiorana" della sua terra busallese che si disseta allo Scrivia: Maggio, Rinetta bella, e un biondo paggio e spande rose al tuo passaggio.

L'estate era cominciata presto in quell'annata.
Il Natale afoso del dicembre dell'80, sembrava si fosse ribollito al fuoco delle cannonate che da Chilca strepitavano nel cielo fino ad Ancón. La guerra affacciava assassina sullo specchio del mare e sulle dune del deserto, arrotava, l'unghia sopra le porte della città maggiore. La Epifania che la santella Rosa di Lima sempre aveva visto passare onusta dei grappoli opimi delle vallate di Surco e dei fichi piangenti miele nella insenatura di San Andrés verso Paracas, quell'anno invece, la vide scorrere guidando e incitando i dromedari, carichi di bombe. Sotto los "parrales" di Chorrillos, verso l'aperta campagna felice di Lurín, eternamente allegra di opere e di canti, andavano notte e giorno indisturbati i conigli "monteses" giacché gli uomini avevano abbandonate le case, le strade e la terra.
Verso la "Tablada", fra i campi di granturco e su per le "lomas" si udiva già certa e feroce, la tromba dei vivacchi nemici.
Stormi di cavalieri del colonnello Caceres, mandati in ricognizione, sbucavano da tutti i viottoli, annusando e correndo come frotte di cani che sospettassero il lupo. E tutto intorno, l'aria era plumbea, greve, triste sotto la minaccia che si sarebbe sciolta in pioggia di sangue.
Intanto era già da quindici mesi che l'esercito invasore, uscito dagli orti australi di "Taltal", sbaragliata nel deserto la mite resistenza boliviana e gettato in frantumi, sopra l'erto "Morro" il cuore bronzino di Bolognesi; era straripato in avanti. Accampato nella conca ferocissima di Cañete, una sera i rossi "carabineros" di vedetta, portarono i cavalli sulle alture di Mala. Da Mala a Lima, la "gaviota" può volare agilmente in meno di un'ora.
Per mare, le corvette di Baquedano, mai sicure dal rostro del "Huascar", "arrivano" l'oceano per tutti i sensi; è nella notte, sembravano avvoltoi che raccogliessero le ali. Il 10 gennaio dell'81, venne dal comando di Lima l'ordine di stato, portato dalle guide del capitano Morote. Bisognava ritirarsi, e subito. I Cileni avevano occupata Chilca. Di li uscivano le colonne che sarebbero strapiombate sulla capitale, passando per tutti i balneari. La battaglia necessariamente avrebbe urlato fra Lurín, San Juan e Surco. Molto probabile che le navi attaccassero le estreme difese di "Monte Solar" e seppellissero Chorrillos. Speranza non se ne sentiva più.
La costa era tutta sotto il cannone nemico. Il monte, si sarebbe difeso anche coi denti, ma, guai ai vinti! L'esodo, è quasi inutile dirlo, comincio lì stesso. Già eventi, lo ingrossarono. Fino dalle ultime ore del giorno 11, due lance armate in guerra e sotto la protezione delle fregate grosse, mettevano la prora per tutti li scogli e dentro le nascoste caverne della spiaggia.
Sapevano certamente di un luogo occulto dove si nascondevano le torpedini per la difesa. Di tanto in tanto, sparavano a salve con cannoncini; ed in una di quelle, i brulotti mal protetti dall'arena, saltarono in aria, sfracellando gli uomini che avrebbero dovuto lanciarli.
Il principio aveva faccia di sventura. Tutta quella notte ed il giorno seguente la ferrovia versò sul Rímac e straripò poi per tutta la "Sierra" ondate di fuggiaschi.
Viceversa, lo stradone "carretero" nereggiava delle divise dell'esercito nazionale che andava contro il nemico. I vasti "potreros" che a volte sono spianate immense, scomparivano tutti sotto i trofei delle armi, affastellate. Las "tapias" quei muriccioli divisori di argilla, erano mutate in tante trincee. Da una parte si fuggiva, ma dall'altra, si voleva guardar la morte ben a piè fermo, i primi spari di assesto rimbombarono sull'albeggiare del giorno 13.
Le soldatesche di Lynch guadagnano incruentamente Lurín, occupata "Villa" e stretto d'assedio "Monterrico chico" puntavano su Chorrillos attraverso la pianura di San Juan. Dall'altra banda, il "comodoro" cileno, preparate nella notte le scialuppe da sbarco, le lanciava sotto la ripida costa del "Salto del Fraile", i vascelli, dal largo, aiutavano l'impresa cogli obici da 80.
"El cielo ardía y atronaba" scrive Vicuña Makenna (storico cileno).
In mezzo di quelle vampate, però, sembrava che Chorrillos dovesse restarsene illesa. L'uragano trepidava solamente alle sue spalle. La ridente cittadina, sprofondata nel verde dei giardini, appariva volersi appiattare ancora di più, come lepre sotto il volo dei falchi, per passare inosservata.
Gli abitatori, anche senza l'esorto del "comando" erano scomparsi. Solamente gli stranieri, legati per tutti gli interessi alla sorte della cittadinanza, rimasero sul posto; sotto la protezione della loro bandiera e della fede civile. Fra quelli, gli Italiani, erano i più. La opulenta Chorrillos di quell'epoca ne contava a centinaia. mercanti, agricoltori, lavoratori di spiaggia. Tutta gente che aveva monopolizzato l'agricoltura della grassa Lurín e che sosteneva il transito per la Repubblica. Tanto per mare come per terra. Anche i "pulperos" ed i pescatori vi erano in profusione.
A loro, non toccava certamente andarsene, il Console, il Ministro, avevano sconsigliato con tranquillità, l'abbandono. Giammai, dacché la guerra é guerra. Gli stranieri furono disturbati. Se ne stessero cheti tra le loro mura ed innalzassero il tricolore. Se non lo avessero, la legazione lo regalava. Di più c'era anche una intima ragione di cuore. Eravamo in casa d'altri e questa casa era deserta. In certo qual modo, noi ne dovevamo essere un poco anche i guardiani. Dunque, la si sarebbe protetta. Si decise per tanto di mandare via le donne e far rimanere i maschi abili.
Verso quegli anni, ogni italiano era pompiere. Si restò d'accordo che, tutti dovevano congregarsi in divisa, nella caserma. Non si sa mai! La pompa Garibaldi aveva anche un reparto di ambulanza; forse avrebbe dovuto uscire; a Callao, nel 66, la nostra "Bellavista" aveva fatto così sotto le cannonate spagnole della "Numancia".
A Chorrillos, si sarebbe ripetuto lo stesso.
Dunque, timore non ce n'era, anzi, pareva giunto il momento di fare un po' di bene! Parole testuali del Pompiere Berisso.
Alle otto, qualche bomba scoperchiò i tetti di Chorrillos a mare. Alle dieci, la città era scossa dai brividi dell'agonia. Già la disperazione adunghiava.
Le compagnie di sbarco della flotta cilena ormai padrone della spiaggia, assaltavano il "Morro" come arieti in furore. I Peruani dalle balze e dal cocuzzolo, li difendevano pazzescamente. Assieme alle fucilate, facevano rotolare giù macigni. Brutto segno! "U castello a tia sascii" osservò cupamente Angelo Descalzi, posto di guardia sul "mirador". "La va male". E scese impensierito.
La morte tambureggiava. Dalla parte di terra per tutti i "potreros" lungo la ferrata, per i "callejones" delle varie "Haciendas" dalle fornaci di mattoni dell'italiano Sangallo, la battaglia era condotta con fortune strambe, Il colonnello Arias del battaglione "Ayacucho" "acuchillava" gli invasori sullo stradone di Surco, ma i "Illecas", dei cavalleggeri del Maipo, sgozzava a sua volta, sotto "azienda Villa" i manipoli dei "serranos" di Ponce. Le bombe delle navi cilene, scendevano solchi di morti fino a chilometri e chilometri dalla spiaggia. Una, batté sopra la carretera di Barranco ed apri una voragine della quale zampillava acqua. Le riserve peruviane appiattate per Santa Beatriz, fra i filari di vigne del fratelli Risso, venivano decimate matematicamente a distanza da tuffi di "srappnel".
Alle undici, la battaglia, per i difensori era irrimediabilmente perduta. I "Pivoli, i "chassepots" e le famose mine infernali importate da Piérola e che dovevano annientare in un solo schianto tutto l'esercito di Lynch, riuscirono troppo poca cosa davanti ai "Krupps" a ripetizione dell'artiglieria nemica ed ai cannoni a lungo getto, posti in batteria sulle tolde della "Covtdanza".
La "débacle" cominciava tremenda. Piérola fece suonare la ritirata, quando già tutti erano fuggiti od erano morti. I vinti, gli sbandati di San Juan, rincorsi di "tapia" in "tapia", colle baionette a fucilate, rincularono su Chorrillos per puoi scartare verso Lima. Cacciati dalla strada maestra dalle granate che venivano su del mare. Sul sentiero arso e tetro, snodato verso Lurín, ecco apparire i calzoni verdi dei granatieri di "Yungay". Dietro ad essi i berretti bianchi dei reggimenti vincitori, si succedevano ad ondate e nell'aria squillava la diana del "Mapocho".
Dalle scogliere delle spiagge, dominati i difensori del "Morro" montavano alla pari di formiche, i marinai della "Coquimbo". Avevano tutti il "corvo" fra i denti. La tenaglia feroce aperta dal mare al monte, si serrava sanguinosa sulla città acquattata. Tutto ad un tratto, la tromba urla tre note di furore. Chi le sente e chi le capisce, si trova il cuore nella strozza."El deguello, la matanza" ...
Chi può, fugge; chi vede un buco, vi si precipita; ma chi, va solo, all'aperto, piega il collo ed aspetta il fendente.
Un urlo lontano, come il cupo frango come il cupo fragore che annunzia il terremoto, avvolge il vicinato esterrefatto. Fragore e fischi, dopo, fiamme.
Una ragazza, forse una 'mucama" di un "rancho" abbandonato, vista dalle inferriate le prime lingue di fuoco crepitanti in capo alla strada, urlò disperata: "Virgen Santa, los bandidos queman Chorrillos!" e fece, per scostarsi. Una scarica di palle, invece, la inchiodò sul posto.
Poi, di momento in momento, nuovi razzi di faville e spirali nereggianti di fumo, nascevano dà ogni parte dell'abitato. La distruzione e la morte ballavano la ridda. Un gruppo di "muchachos" esterrefatti ed istupiditi dal terrore, si riverso urlando verso, la cancellata della "Garibaldi".- Bomberos!; Bomberos! nuestra casa arde. Todo arde y todo matan.- E già stando dentro, si lasciarono cadere in terra come feriti. -Bien - rispose il capitano Rossi - ¡Ya vamos!
La squilla garibaldina chiamò a raccolta. Un solo ordine:
-Usciamo tutti colle pompe.-
Dal "mirador" della caserma, dove, smorto e senza vento pendeva il gagliardetto della "Compagnia", si poteva benissimo osservare i roghi fumanti che, ad ogni minuto aumentavano fra terra e cielo. Sulle piazze, per le strade, solitudine tetra; solo i piombi gnaulanti correvano brividosi da capo a capo. Luca Chiappe, caporale di scale, giovincello quasi in pubere, vista dalla porta ardere la "pulpería" del suo padrone, sull'angolo della via ,"Olaya", voleva a tutti i costi trascinare lì i pompieri e spegnere. Un ceffone del comandante lo frenò nell'impulso. -Tu farai quello che dico lo. Qui bruciano tutti, é non solamente il tuo padrone!-
Il ragazzo tacque. Ma, appena uscito abbandonò la ruota che trainava a forza di braccia e corse colla scure in aria a ritenere il fuoco che divorava la "esquina". Dietro il vortice di fumo, aveva, potuto vedere la faccia impazzita di Zoralda, sbarrata in casa e condannata, arsa viva, alla pira. Zoraida la leggiadra figlia di Ognio, che fin da quando era giunta dall'Italia amoreggiava con lui. Ognio l'aveva già preceduto. Era riverso sul limitare acceso, e con la testa spaccata. Al Chiappe caddero in cima due sergenti del "Buin" che gli scossero a bruciapelo tutta la caserina dei fucili: poi raccolte le piccozze dei morti, lo portarono davanti al colonnello Fuensalida, giurando che erano stati assaltati da "diablos vestidos de colorado".
Al doppiare la "calle del Tren", presso lo splendido negozio che dopo fu del cogornese Queirolo, i pompieri, stese le maniche, inondarono coi primi getti l'immane rogo ché già aveva avvinto tutta la "manzana'.
Il crepitio dell'acqua fumante sopra le rovine, fu subito coperto da una raffica di urli e di spari. Torme di "lanceros" ancora colle picche in mano si precipitarono.
Un ufficiale, dalla casacca, sporca dal vomito dell'ubriacatura e dal fango del saccheggio, stravisti i pompieri dal berretto rosso, comincio a sbraitare e a fracassare colla pistola:"Los garibaldinos de Garibaldi nos atacan", e si nascose fra i suoi. Erano ancora i tempi quelli che il solo nome di Garibaldi, incuteva paura. Disgraziatamente dagli stessi nostri, usci la condanna:
-No somos garibaldinos, somos bomberos. ¡ No atacamos a nadie!
Spogliarsi dei coltello davanti al é gettar via la vita.
-¿Qué quieren los bomberitos?
"Cazadores" soldati di artiglieria, marinai della. squadra, fecero causa comune. Non si arrischiava nulla. La pompa fu rovesciata, a furia di spinte. Nei cadere schiantò, l'onda del vapore investì i più vicini. Cipollina, Leonardi, Nerini, ustionati, portarono le mani agli occhi. Non videro i "corvos" che gli lampeggiavano sotto la gola. Addosso, come biscie spente, furono gettate le irrigatrici tagliate a pezzi, sbrandellate a furia. I pompieri che sedevano a cassetta e quelli che erano stati impigliati tra la. pompa riversa ed il fuoco, furono accerchiati inchiodati colle baionette, fatti prigionieri.
I più distanti, gettato l'uniforme, arrivarono a scappare; la confusione era cosi nera, che nessuno li vide.
Un clamore immenso coprì gli altri immensi clamori.
-¡ Los garibaldinos prisioneros! ¡ Garibaldi prisionero!
Queste parole, le ripeté anche Pallora capitano Renard, quel bel tomo dell'assedio proletario di Iquique. Uno stuolo di ufficiali a cavallo, che venivano dalle urlane difese di "Monterrico" senza saper niente, e senza domandar niente, si dettero a menar scudisciate sugli inermi, e dopo, fattili legare alle code dei cavalli, li trascinarono a galoppo davanti a Lynch.
-¡ Francos tiradores Italianos!
Di questa infame accusa, dettata da tutte le iniquità della guerra, e della vigliaccheria umana messe insieme, non si é mai potuto sviscerare nulla. La Legazione Italiana di Lima, il comandante della "Piro Corvetta Colombo" ancorata a Callao, ne ebbero appena sentore tre giorni dopo. Otto superstiti dell'eccidio: Angelo Descalzi, Guiseppe Orengo. Egidio Valentino, Astrana Lorenzo, Paolo Marsano, Paolo Risso, Giovanni Pali, Filippo Bargna, accusati e "convinti" di alto tradimento, di aver usato le armi contro i "soldati inermi"; furono fucilati la mattina del 14 gennaio del 1881, dietro le mura del Panteon del vecchio Chorrillos.

 

 



 

Banner
News in breve
Link utili
Banner