93 visitatori online
Banner
Home
Menu Principale
Home
Cosa è Peruan-Ità
Disclaimer
I 100 anni di MacchuPicchu
Interviste e reportage
La radio dal passato ...
Notizie
Boletín: "Il Perù a Milano" (Consulado General del Perú en Milán)
Le Foto
Artisti
Personaggi
Articoli archiviati dal 2008
Archivio testi 1999-2008
FACEBOOK GROUPS
Mappa del sito
Area riservata
Corrispondenti
Redazione Italia
Dal Perù
Redazione World
Banner
I più letti
Visitors Counter
mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterToday1948
mod_vvisit_counterYesterday5560
mod_vvisit_counterThis week17444
mod_vvisit_counterLast week27211
mod_vvisit_counterThis month81223
mod_vvisit_counterLast month106841
mod_vvisit_counterAll days4235529
La Compagnia dei Pompieri Volontari di Chorrillos PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Mercoledì 04 Gennaio 2017 00:00

Pompieri italiani nella Piazza d'Arme di Lima davanti alla Cattedrale.Il 13 gennaio 2017, è il 136° anniversario dei tredici Pompieri Italiani fucilati dalle truppe cilene nel gennaio del 1881. L'imponente Mausoleo che Conserva le salme di questi eroi, eretto nel Cimitero di Chorrillos fu successivamente spostato nel Camposanto del Distretto di Santiago de Surco., Nel mausoleo si possono leggere oltre ai nominativi dei pompieri

 

ENRICO NERINI
LORENZO ASTRANA
GIOVANNI OGNIO
FILIPPO BARGNA
GIO BATTA LEONARDI 
EGIDIO VALENTINI
GIOVANNI PALI
ANGELO CIPOLLINI
ANGELO DESCALZI
PAOLO MARZANO
LUCA CHIAPPE
PAOLO RISSO
GIUSEPPE ORENGO
INAUGURATO IL PRIMO DI NOVEMBRE DEL 1929
ESSENDO COMANDANTE: GIOVANNI B. PINASCO

le seguenti iscrizioni:

LA COMPAGNIA ITALIANA DI POMPIERI VOLONTARI GARIBALDI Nº1 DI CHORRILLOS QUESTO MODESTO MONUMENTO DEDICA ALLA MEMORIA DEI TREDICI POMPIERI CHE NELLE LUTTUOSE GIORNATE DELLA GUERRA DEL PACIFICO IL 12 E 13 GENNAIO DEL 1881 OPPOSERO AL SACCHEGGIO E ALL'INCENDIO I LORO SFORZI E IL LORO CORAGGIO E FURONO VITTIME INNOCENTI DELLA CRUDELTÀ DELLA GUERRA.
ESTE MAUSOLEO QUE GUARDA LOS RESTOS DE LOS TRECE HEROICOS BOMBEROS GARIBALDINOS INMOLADOS EN CHORRILLOS EN LAS LUCTUOSA JORNADAS
DE ENERO DE 1881 FUE TRASLADADO A ESTE CEMENTERIUO SIENDO ALCALDE DE LA CIUDAD EL SEÑOR LUIS A. PINASCO Y COMANDANTE DE LA COMPAÑIA EL SEÑOR
JUAN B. PINASCO CHORRILLOS OCTUBRE DE 1956
Questo mausoleo che custodisce i resti dei tredici eroici pompieri garibaldini immolatisi a Chorrillos nella luttuosa giornata del 1881 furono traslate in questo cimitero quando era sindaco della città il signor Luis A.Pinasco e comandante della Compagnia il signor Juan B.Pinasco. Chorrillos ottobre 1956 

Dopo questa premessa è importante conoscere l'operato di questi uomini divenuti eroi nella crudele guerra del Pacifico. Di seguito un'antologia sui diversi scritti riguardanti questo episodio storico  tratti da giornali in epoche diverse riportando letteralmente il testo originale. 

Pompieri italiani in caserma
POMPIERI GARIBALDINI CHORRILLOS
 "L'Italia al Perù" di Alfredo Sacchetti (1905/1906) 

da pagina 27
Vengono in seguito, per ordine cronologico d'origine varie Compagnie di Pompieri prima la "Roma" in Lima, poi "L'Italia" e la "Garibaldi" in Callao ed in Chorrillos. Tutte in generale, e ciascuna di esse in particolare, hanno ben meritato della stima pubblica, non solo per l'adempimento del loro dovere, con entusiasmo ed abnegazione, nelle frequenti occasioni d'incendio, ma anche in tempi calamitosi, salvando più d'una volta la città da gravi pericoli, organizzando quanto vi sia stato bisogno le guardie urbane e disimpegnandone l'ufficio con amorevole e disinteressato entusiasmo. La "Garibaldi" di Chorrillos ha fra le sue gloriose tradizioni l'eroica morte di quattordici dei suoi membri, fucilati, con poca umanità, dall'esercito cileno il 14 gennaio 1881, per essere estati sorpresi mentre, in adempimento dei loro doveri cercavano di limitare i danni dell'incendio di quella città in preda al più sfrenato saccheggio dopo la battaglia del "Morro Solar".

da pagina 104 e seguenti 

Fin dall'inizio della guerra del Perù con il Cile, come tutte le altre Compagnie di Pompieri, prestò servizio alla Guardia Urbana, e fu efficace garanzia della vita e degli averi degli abitanti di Chorrillos durante tutto il tempo in cui arrise ai cuori peruviani la speranza di arrestare la marcia vittoriosa del formidabile nemico. E quando la squadra cilena bombardò il porto seminando la strage, così nobile, filantropica ed umanitaria fu l'azione dei nostri pompieri della Garibaldi che il Parlamento peruviano volle solennemente premiare la Compagnia con una menzione di onore. Vennero quindi le tragiche giornate del 13, 14, e 15 gennaio, in cui le forze cilene sbarcarono ed ebbre di furore bellico  distrussero tutto al loro passo. I nostri pompieri vestivano la Camicia Rossa dalla cui alta poesia avevano attinto gli entusiasmi patri e lo stimolo alle egregie filantropiche opere. Già s'era sparsa tra le file dell'esercito invasore la leggenda che alle porte di Lima strenui petti garibaldini avrebbero contrastato la sua marcia trionfale ed appena i soldati cileni scorsero un gruppo dei nostri pompieri intenti alla loro sacra missione umanitaria, li arrestarono e dopo alcune ore vennero spietatamente fucilati.
L'atto inumano, barbaro, senza precedenti nella storia delle guerre tra popoli civili, produsse uno scoppio d'indignazione generale, specie tra gl'italiani. Alcuni generosi, -tra i quali citiamo a titolo di alto onore il Cav. Faustino Piaggio- misero in gioco la loro libertà personale per scongiurare l'atroce delitto e risparmiare alla famiglia italiana nel Perù un lutto profondo, ma invano il generoso nostro connazionale lottò contro l'insipienza e la inettitudine dell'allora Ministro Cav. Viviani: tredici furono i pompieri della Garibaldi fucilati, ed uno ebbe salva la vita a prezzo del denaro fatto scivolare nelle mani dell'ufficiale cileno comandante la squadra dei fucilatori. E in tutte la coscienze italiane la convinzione che con un atto di energia da parte del nostro Ministro si sarebbero potute salvare quelle nobili vite, e in ciò pensando, anche dopo 25 anni del fatto, ci si stringe il cuore e un senso di tristezza infinita avvolge l'essere nostro!...
Diamo i nomi dei pompieri della Garibaldi si atrocemente fucilati in Chorrillos nella tragica, giornata del 13 gennaio 1881:
Angelo Cipollini; Lorenzo Astrona; Angelo Descalzi; Giovanni Ogno; Paolo Marzano; Filippo Borgio; Gio Batta Leonardini; Luca Chiappe; Paolo Risso; Egidio Valentini; Giovanni Poli; Enrico Nerini; Giuseppe Orengo.
Morti i più provetti entusiasti pompieri; distrutto dal bieco furore dei soldati cileni il macchinario ed il materiale tutto; incendiato il quartiere, la Compagnia si sciolse di per se stessa ed i superstiti, eredi di una gloriosa tradizione di sacrifici eroici e di santa abnegazione, attese tempi migliori per ricostruirla. (13 febbraio 1893)

POSTUMO OMAGGIO
Rivista Italo Peruviana di scienze, lettere, arti e varietà Anno X, 1922
Lima, 1ª e 2ª Quindicina di Gennaio 1922
Numeri 213-214

Ad iniziativa delle Compagnie di pompieri "Grau" di Barranco e "Olaya" di Chorrillos, domenica 22 corr. ebbe luogo in questa ultima città, la solenne cerimonia della collocazione di una lapide, intesa a ricordare i nomi e il sacrificio dei tredici pompieri italiani fucilati dalle truppe cilene, il 15 gennaio 1881.
Prima della collocazione della lapide sulla facciata del quartiere della Compagnia "Garibaldi" alla quale le vittime appartenevano, ebbe luogo nella Chiesa parrocchiale di Chorrillos, una funzione religiosa.
Alla messa solenne cerimonia intervenendo S. E. il Ministro Comm. Ruffillo Agnoli, il generale Cesare Canevaro, il Dott. Cav. Uff. Giuseppe Boero, presidente del Comitato Italiano, i rappresentanti di tutte le compagnie di pompieri, autorità civili e militari ed un gruppo numeroso di connazionali.
Ai superstiti della tragica giornata, signori Giuseppe Rossi e Giuseppe Persico, come pure al Signor Enrico Negrini, figlio di uno dei fucilati, fu consegnata una medaglia commemorativa.
Il postumo omaggio reso alla memoria delle vittime dell'abnegazione e del dovere, ha commosso profondamente l'animo della nostra colonia.

CONTRIBUTO DI SANGUE CHE SUGELLA L'AMICIZIA
I FUCILATI DI CHORRILLOS
ROMANA GENS NE LA TERRA DE "LOS INCAS"
Nº34 gennaio 1937
Pagine XII e seguente.

Ricorrendo in questo mese Il 56º anniversario dell'eroica morte dei prodi pompieri di Chorrilios, gli elementi della Pompa "Garibaldi" nonché la Stazione di radio Goicochea commemorarono degnamente gli scomparsi, il cui glorioso ricordo perdurare nel tempo. ROMANA GENS si associa a quest'atto patriottico, presentando, questa rievocazione del connazionale Giuseppe Ravenna.
Colui che la difese a viso aperto. Dante.
A bassa voce colle mani abbandonate e gli occhi spersi in un passato di ombre Ricorderemo di "Loro".
Sono tredici feretri allineati, tredici brandelli di carne nostra, tredici anime che sorvolarono per la terra, senza conoscere la viltà.
I tredici, che interamente compirono il precetto di Abramo: Quando tu sarai pellegrino la tenda che ti ospita arderà nel fuoco; tu brucerai con essa.
Canteremo subito i nomi, perché del racconto, quivi é bellezza:
Angelo Cipollina, Giovanni Pali, Filippo Bargna, Giobatta Lionaidi, Paolo Risso, Giovanni Ognio, Enrico Nerini, Angelo Descalzi, Luca Chiappe, Giuseppe Orenzo, Paolo Marsano, Egidio Valentini, Lorenzo Astrana.
Fra essi, gente ormai giunta a sera; figluili che avevano caldo ancora il bacio della madre. 
Ognio di Recco, cinquantenne, fratello al Branca, quello dalla mano mastodontica che dove premeva le dita, stritolava. Chiappe, dai capelli ricciuti di adolescente venuto appena da mesi, dal natio colle di N. Signora della Neve, sotto l'arduo campanile di Cogorno. Era uscita di lassù fresco novembre, quando il clima muore gemevano sotto gli strettoie. Giuseppe Orengo, che ogni sera, sul Malecón deserto, faceva, rivivere la "maggiorana" della sua terra busallese che si disseta allo Scrivia:
Maggio, Rinetta bella, e un biondo paggio e spande rose al tuo passaggio.

L'estate era cominciata presto, quell'annata.
Il Natale afoso del dicembre dell'80, sembrava si fosse ribollito al fuoco delle cannonate che da Chilca strepitavano nel cielo fino ad Ancón. La guerra affacciava assassina sullo specchio del mare e sulle dune del deserto, arrotava, l'unghia sopra le porte della città maggiore. La Epifania che la santella Rosa di Lima sempre aveva visto passare onusta dei grappoli opimi delle vallate di Surco e dei fichi piangenti miele nella insenatura di San Andrés verso Paracas, quell'anno invece, la vide scorrere guidando e incitando i dromedari, carichi di bombe. Sotto los "parrales" di Chorrillos, verso l'aperta campagna felice di Lurín, eternamente allegra di opere e di canti, andavano notte e giorno indisturbati i conigli "monteses" giacché gli uomini avevano abbandonate le case, le strade e la terra.
Verso la "Tablada", fra i campi di granturco e su per le "lomas" si udiva già certa e feroce, la tromba dei vivacchi nemici.
Stormi di cavalieri del colonnello Caceres, mandati in ricognizione, sbucavano da tutti i viottoli, annusando e correndo come frotte di cani che sospettassero il lupo. E tutto intorno, l'aria era plumbea, greve, triste sotto la minaccia che si sarebbe sciolta in pioggia di sangue.
Intanto era già da quindici mesi che l'esercito invasore, uscito dagli orti australi di "Taltal", sbaragliata nel deserto la mite resistenza boliviana e gettato in frantumi, sopra l'erto "Morro" il cuore bronzino di Bolognesi; era straripato in avanti. Accampato nella conca ferocissima di Cañete, una sera i rossi "carabineros" di vedetta, portarono i cavalli sulle alture di Mala. Da Mala a Lima, la "gaviota" può volare agilmente in meno di un'ora.
Per mare, le corvette di Baquedano, mai sicure dal rostro del "Huascar", "arrivano" l'oceano per tutti i sensi; è nella notte, sembravano avvoltoi che raccogliessero le ali. Il 10 gennaio dell'81, venne dal comando di Lima l'ordine di stato, portato dalle guide del capitano Morote. Bisognava ritirarsi, e subito. I Cileni avevano occupata Chilca. Di li uscivano le colonne che sarebbero strapiombate sulla capitale, passando per tutti i balneari. La battaglia necessariamente avrebbe urlato fra Lurín, San Juan e Surco. Molto probabile che le navi attaccassero le estreme difese di "Monte Solar" e seppellissero Chorrillos. Speranza non se ne sentiva più.
La costa era tutta sotto il cannone nemico. Il monte, si sarebbe difeso anche coi denti, ma, guai ai vinti! L'esodo, è quasi inutile dirlo, comincio lì stesso. Già eventi, lo ingrossarono. Fino dalle ultime ore del giorno 11, due lance armate in guerra e sotto la protezione delle fregate grosse, mettevano la prora per tutti li scogli e dentro le nascoste caverne della spiaggia.
Sapevano certamente di un luogo occulto dove si nascondevano le torpedini per la difesa. Di tanto in tanto, sparavano a salve con cannoncini; ed in una di quelle, i brulotti mal protetti dall'arena, saltarono in aria, sfracellando gli uomini che avrebbero dovuto lanciarli.
Il principio aveva faccia di sventura. Tutta quella notte ed il giorno seguente la ferrovia versò sul Rímac e straripò poi per tutta la "Sierra" ondate di fuggiaschi.
Viceversa, lo stradone "carretero" nereggiava delle divise dell'esercito nazionale che andava contro il nemico. I vasti "potreros" che a volte sono spianate immense, scomparivano tutti sotto i trofei delle armi, affastellate. Las "tapias" quei muriccioli divisori di argilla, erano mutate in tante trincee. Da una parte si fuggiva, ma dall'altra, si voleva guardar la morte ben a piè fermo, i primi spari di assesto rimbombarono sull'albeggiare del giorno 13.
Le soldatesche di Lynch guadagnano incruentamente Lurín, occupata "Villa" e stretto d'assedio "Monterrico chico" puntavano su Chorrillos attraverso la pianura di San Juan. Dall'altra banda, il "comodoro" cileno, preparate nella notte le scialuppe da sbarco, le lanciava sotto la ripida costa del "Salto del Fraile", i vascelli, dal largo, aiutavano l'impresa cogli obici da 80.
"El cielo ardía y atronaba" scrive Vicuña Makenna (storico cileno).
In mezzo di quelle vampate, però, sembrava che Chorrillos dovesse restarsene illesa. L'uragano trepidava solamente alle sue spalle. La ridente cittadina, sprofondata nel verde dei giardini, appariva volersi appiattare ancora di più, come lepre sotto il volo dei falchi, per passare inosservata.
Gli abitatori, anche senza l'esorto del "comando" erano scomparsi. Solamente gli stranieri, legati per tutti gli interessi alla sorte della cittadinanza, rimasero sul posto; sotto la protezione della loro bandiera e della fede civile. Fra quelli, gli Italiani, erano i più. La opulenta Chorrillos di quell'epoca ne contava a centinaia. mercanti, agricoltori, lavoratori di spiaggia. Tutta gente che aveva monopolizzato l'agricoltura della grassa Lurín e che sosteneva il transito per la Repubblica. Tanto per mare come per terra. Anche i "pulperos" ed i pescatori vi erano in profusione.
A loro, non toccava certamente andarsene, il Console, il Ministro, avevano sconsigliato con tranquillità, l'abbandono. Giammai, dacché la guerra é guerra. Gli stranieri furono disturbati. Se ne stessero cheti tra le loro mura ed innalzassero il tricolore. Se non lo avessero, la legazione lo regalava. Di più c'era anche una intima ragione di cuore. Eravamo in casa d'altri e questa casa era deserta. In certo qual modo, noi ne dovevamo essere un poco anche i guardiani. Dunque, la si sarebbe protetta. Si decise per tanto di mandare via le donne e far rimanere i maschi abili.
Verso quegli anni, ogni italiano era pompiere. Si restò d'accordo che, tutti dovevano congregarsi in divisa, nella caserma. Non si sa mai! La pompa Garibaldi aveva anche un reparto di ambulanza; forse avrebbe dovuto uscire; a Callao, nel 66, la nostra "Bellavista" aveva fatto così sotto le cannonate spagnole della "Numancia".
A Chorrillos, si sarebbe ripetuto lo stesso.
Dunque, timore non ce n'era, anzi, pareva giunto il momento di fare un po' di bene! Parole testuali del Pompiere Berisso.
Alle otto, qualche bomba scoperchiò i tetti di Chorrillos a mare. Alle dieci, la città era scossa dai brividi dell'agonia. Già la disperazione adunghiava.
Le compagnie di sbarco della flotta cilena ormai padrone della spiaggia, assaltavano il "Morro" come arieti in furore. I Peruani dalle balze e dal cocuzzolo, li difendevano pazzescamente. Assieme alle fucilate, facevano rotolare giù macigni. Brutto segno! "U castello a tia sascii" osservò cupamente Angelo Descalzi, posto di guardia sul "mirador". "La va male". E scese impensierito.
La morte tambureggiava. Dalla parte di terra per tutti i "potreros" lungo la ferrata, per i "callejones" delle varie "Haciendas" dalle fornaci di mattoni dell'italiano Sangallo, la battaglia era condotta con fortune strambe, Il colonnello Arias del battaglione "Ayacucho" "acuchillava" gli invasori sullo stradone di Surco, ma i "Illecas", dei cavalleggeri del Maipo, sgozzava a sua volta, sotto "azienda Villa" i manipoli dei "serranos" di Ponce. Le bombe delle navi cilene, scendevano solchi di morti fino a chilometri e chilometri dalla spiaggia. Una, batté sopra la carretera di Barranco ed apri una voragine della quale zampillava acqua. Le riserve peruviane appiattate per Santa Beatriz, fra i filari di vigne del fratelli Risso, venivano decimate matematicamente a distanza da tuffi di "srappnel".
Alle undici, la battaglia, per i difensori era irrimediabilmente perduta. I "Pivoli, i "chassepots" e le famose mine infernali importate da Piérola e che dovevano annientare in un solo schianto tutto l'esercito di Lynch, riuscirono troppo poca cosa davanti ai "Krupps" a ripetizione dell'artiglieria nemica ed ai cannoni a lungo getto, posti in batteria sulle tolde della "Covtdanza".
La "débacle" cominciava tremenda. Piérola fece suonare la ritirata, quando già tutti erano fuggiti od erano morti. I vinti, gli sbandati di San Juan, rincorsi di "tapia" in "tapia", colle baionette a fucilate, rincularono su Chorrillos per puoi scartare verso Lima. Cacciati dalla strada maestra dalle granate che venivano su del mare. Sul sentiero arso e tetro, snodato verso Lurín, ecco apparire i calzoni verdi dei granatieri di "Yungay". Dietro ad essi i berretti bianchi dei reggimenti vincitori, si succedevano ad ondate e nell'aria squillava la diana del "Mapocho".
Dalle scogliere delle spiagge, dominati i difensori del "Morro" montavano alla pari di formiche, i marinai della "Coquimbo". Avevano tutti il "corvo" fra i denti. La tenaglia feroce aperta dal mare al monte, si serrava sanguinosa sulla città acquattata. Tutto ad un tratto, la tromba urla tre note di furore. Chi le sente e chi le capisce, si trova il cuore nella strozza."El deguello, la matanza" ...
Chi può, fugge; chi vede un buco, vi si precipita; ma chi, va solo, all'aperto, piega il collo ed aspetta il fendente.
Un urlo lontano, come il cupo frango come il cupo fragore che annunzia il terremoto, avvolge il vicinato esterrefatto. Fragore e fischi, dopo, fiamme.
Una ragazza, forse una 'mucama" di un "rancho" abbandonato, vista dalle inferriate le prime lingue di fuoco crepitanti in capo alla strada, urlò disperata: "Virgen Santa, los bandidos queman Chorrillos!" e fece, per scostarsi. Una scarica di palle, invece, la inchiodò sul posto.
Poi, di momento in momento, nuovi razzi di faville e spirali nereggianti di fumo, nascevano dà ogni parte dell'abitato. La distruzione e la morte ballavano la ridda. Un gruppo di "muchachos" esterrefatti ed istupiditi dal terrore, si riverso urlando verso, la cancellata della "Garibaldi".- Bomberos!; Bomberos! nuestra casa arde. Todo arde y todo matan.- E già stando dentro, si lasciarono cadere in terra come feriti. -Bien - rispose il capitano Rossi - ¡Ya vamos!
La squilla garibaldina chiamò a raccolta. Un solo ordine:
-Usciamo tutti colle pompe.-
Dal "mirador" della caserma, dove, smorto e senza vento pendeva il gagliardetto della "Compagnia", si poteva benissimo osservare i roghi fumanti che, ad ogni minuto aumentavano fra terra e cielo. Sulle piazze, per le strade, solitudine tetra; solo i piombi gnaulanti correvano brividosi da capo a capo. Luca Chiappe, caporale di scale, giovincello quasi in pubere, vista dalla porta ardere la "pulpería" del suo padrone, sull'angolo della via ,"Olaya", voleva a tutti i costi trascinare lì i pompieri e spegnere. Un ceffone del comandante lo frenò nell'impulso. -Tu farai quello che dico lo. Qui bruciano tutti, é non solamente il tuo padrone!-
Il ragazzo tacque. Ma, appena uscito abbandonò la ruota che trainava a forza di braccia e corse colla scure in aria a ritenere il fuoco che divorava la "esquina". Dietro il vortice di fumo, aveva, potuto vedere la faccia impazzita di Zoralda, sbarrata in casa e condannata, arsa viva, alla pira. Zoraida la leggiadra figlia di Ognio, che fin da quando era giunta dall'Italia amoreggiava con lui. Ognio l'aveva già preceduto. Era riverso sul limitare acceso, e con la testa spaccata. Al Chiappe caddero in cima due sergenti del "Buin" che gli scossero a bruciapelo tutta la caserina dei fucili: poi raccolte le piccozze dei morti, lo portarono davanti al colonnello Fuensalida, giurando che erano stati assaltati da "diablos vestidos de colorado".
Al doppiare la "calle del Tren", presso lo splendido negozio che dopo fu del cogornese Queirolo, i pompieri, stese le maniche, inondarono coi primi getti l'immane rogo ché già aveva avvinto tutta la "manzana'.
Il crepitio dell'acqua fumante sopra le rovine, fu subito coperto da una raffica di urli e di spari. Torme di "lanceros" ancora colle picche in mano si precipitarono.
Un ufficiale, dalla casacca, sporca dal vomito dell'ubriacatura e dal fango del saccheggio, stravisti i pompieri dal berretto rosso, comincio a sbraitare e a fracassare colla pistola:"Los garibaldinos de Garibaldi nos atacan", e si nascose fra i suoi. Erano ancora i tempi quelli che il solo nome di Garibaldi, incuteva paura. Disgraziatamente dagli stessi nostri, usci la condanna:
-No somos garibaldinos, somos bomberos. ¡ No atacamos a nadie!
Spogliarsi dei coltello davanti al é gettar via la vita.
-¿Qué quieren los bomberitos?
"Cazadores" soldati di artiglieria, marinai della. squadra, fecero causa comune. Non si arrischiava nulla. La pompa fu rovesciata, a furia di spinte. Nei cadere schiantò, l'onda del vapore investì i più vicini. Cipollina, Leonardi, Nerini, ustionati, portarono le mani agli occhi. Non videro i "corvos" che gli lampeggiavano sotto la gola. Addosso, come biscie spente, furono gettate le irrigatrici tagliate a pezzi, sbrandellate a furia. I pompieri che sedevano a cassetta e quelli che erano stati impigliati tra la. pompa riversa ed il fuoco, furono accerchiati inchiodati colle baionette, fatti prigionieri.
I più distanti, gettato l'uniforme, arrivarono a scappare; la confusione era cosi nera, che nessuno li vide.
Un clamore immenso coprì gli altri immensi clamori.
-¡ Los garibaldinos prisioneros! ¡ Garibaldi prisionero!
Queste parole, le ripeté anche Pallora capitano Renard, quel bel tomo dell'assedio proletario di Iquique. Uno stuolo di ufficiali a cavallo, che venivano dalle urlane difese di "Monterrico" senza saper niente, e senza domandar niente, si dettero a menar scudisciate sugli inermi, e dopo, fattili legare alle code dei cavalli, li trascinarono a galoppo davanti a Lynch.
-¡ Francos tiradores Italianos!
Di questa infame accusa, dettata da tutte le iniquità della guerra, e della vigliaccheria umana messe insieme, non si é mai potuto sviscerare nulla. La Legazione Italiana di Lima, il comandante della "Piro Corvetta Colombo" ancorata a Callao, ne ebbero appena sentore tre giorni dopo. Otto superstiti dell'eccidio: Angelo Descalzi, Guiseppe Orengo. Egidio Valentino, Astrana Lorenzo, Paolo Marsano, Paolo Risso, Giovanni Pali, Filippo Bargna, accusati e "convinti" di alto tradimento, di aver usato le armi contro i "soldati inermi"; furono fucilati la mattina del 14 gennaio del 1881, dietro le mura del Panteon del vecchio Chorrillos.


COMPAGNIA DI POMPIERI GARIBALDI DI CHORRILLOS
ALBO D'ORO DEGLI ITALIANI NEL PERÙ
Lelio Pacciardi. (1960)

Nel ridente balneare di Chorrillos, il nucleo relativamente modesto di connazionali residenti, molti de¡ quali dedicati alla pesca, volle avere la sua Compagnia di pompieri volontari. Questo progetto, che costituiva un nuovo apporto dello spirito di collaborazione che ha animato sempre l'italiano riconoscente per la cordiale ospitalità che gli veniva generosamente elargita, si converte in realtà il 9 ottobre 1872, giorno in cu¡ cinquanta entusiastici connazionali fondarono la Compagnia che prese il nome dell'Eroe de¡ due mondi, adottando per divisa la rossa casacca garibaldina. Animatore delle attività di questa Compagnia per molti anni l'lng. Ulderico Tenderini efficacemente coadiuvato nella sua opera da un selezionato gruppo di ufficiali.
Gareggiando in abnegazione con le altre Compagnie di Lima e del Callao, la "Garibaldi" di Chorrillos ha una storia gloriosa di vita fattiva ed operosa al servizio degli abitanti di quel balneare. Il destino le riservava però la corona del martirio e precisamente durante l'infausta Guerra del Pacifico. Rileggendo le pagine orma¡ ingiallite della vita della "Garibaldi" vediamo coperta col sangue la tragica pagina del 13 gennaio 1881. Quel giorno infieriva la lotta tra peruviani e cileni. L'esercito comandato da Lynch voleva ad ogni costo piantare quanto prima la bandiera cilena sul Palazzo del Governo limegno e la feroce resistenza che le ormai sparute forze peruviane -formate da un confuso leggendario groviglio di soldati, commercianti, operai, studenti, braccianti- opponevano all'invasore inferociva gli armati cileni. Subissata la resistenza del Moro Solar, l'artiglieria nemica cominciò a bombardare Chorrillos ed in breve quel tranquillo balneare fu in preda alle fiamme. I coraggiosi militi della "Garibaldi" si moltiplicarono nell'intento di spegnere i numerosi incendi che scoppiavano per ogni dove e quando l'avanguardia cilena si trovò alle porte di Chorrillos, avvenne un tragico errore. Tredici pompieri nostri, sorpresi nell'atto di soffocare un incendio, furono scambiati per franco-tiratori e la rossa casacca fu comodo pretesto per considerarli legionari garibaldini in armi contro il Cile. L'equivoco avrebbe potuto essere chiarito se - da quanto risultò poi da indagini fatte - il rappresentante diplomatico italiano a Lima fosse intervenuto con maggiore energia e risolutezza. Il destino di quei tredici invece fu rapidamente deciso da un sommario Consiglio di Guerra. Messi in fila davanti ad un plotone d'esecuzione quei valorosi militi vennero falciati da una serrata scarica di fucileria. La collettività, memore, conserva gelosamente il nome di quei martiri del proprio dovere ed ha innalzato alla loro memoria un mausoleo degno dell'eroica gesta. I trucidati furono:
Lorenzo Astrona, Filippo Borgio, Lucea Chiappe, Angelo Cipollini, Angelo Descalzi,
Gio Batta Leonardi, Paolo Marzano, Enrico Nerini, Giuseppe Arengo, Giovanni Ogno, Giovanni Poli, Paolo Risso, Egidio Valentini.
Presa la Compagnia nel vortice della lotta e della distruzione, morti i più provetti, incenerito il macchinario ed il materiale, incendiata la Caserma, la Compagnia perì tra le rovine fumanti delle case distrutta.
Passò quindi qualche anno, dedicato alla ricostruzione dell'abitato ed alla ripresa delle attivata normali, opera indefessa che vide accomunate le forze dei peruviani e degli italiani residenti. Finalmente, il 13 febbraio 1893, la "Garibaldi" risorse dalle ceneri e riprese il servizio agli ordini del Comandante Tenderi. 

Alla sua morte - avvenuta tra il generale rimpianto di quanti lo conobbero e stimarono per le sue alte doti di cittadino e di italiano - la fiducia dei soci chiamò a coprire l'ambita carica il connazionale Antonio Occhipinti.
Nel trascorso degli anni, la "Garibaldi" guidata da Antonio Occhipinti - passato poi in Cile per affari e morto colà -  poi da altri comandanti amanti della bella istituzione umanitaria fu sempre all'altezza del generoso compito che, come un dovere, si assegnò a se stessa. In tutte le contingenze liete o tristi del balneare della sua sede, la Compagnia ha sempre fatto onore alla sua gloriosa divisa. 

il Comandante Occhipinti

Se si dovesse scendere alla cronaca di quella che é stata fino a questo momento la vita della "Garibaldi", tutti ed ognuno degli avvenimenti avrebbero come illustrazione rispecchiante la verità le parole: altruismo, generosità, abnegazione. I militi della Compagnia hanno saputo tramandarsi di generazione in generazione, i nobili e seri intenti che hanno caratterizzato l'attività istituzionale.
In epoca recente -nell'anno 1957- ebbe luogo una cerimonia significativa : il monumento commemorativo dei tredici eroi della "Garibaldi" contenente le loro  spoglie mortali veniva trasferito ad un altro cimitero, dal modesto cimitero di Chorrillos allo stesso luogo in cui avvenne l'orrenda strage. Quel giorno, alti esponenti del Supremo Governo, autorità diplomatiche italiane, rappresentanti delle nostre istituzioni unirono riverenti il pensiero alla memoria di coloro che cosparsero di rosso sangue italico la già rossa casacca garibaldina.

LOS BOMBEROS FUSILADOS
 Historia del Perú de Jorge Basadre (1933) Tomo VI

Los chilenos fusilaron en Chorrillos, después de la batalla a once bomberos italianos. Sus nombres son los siguientes: Angelo Cepollini, Battista Leonardi, Lorenzo Astrona, Lecca Chiappe, Angelo Desalzi, Giovanni Ogro. Eizidio Valentini, Paolo Margano, Giovanni Pale, Nerini. 
El consejo Provincial de cuadro alegórico debería contener los retratos y nombres estos bomberos para colocarlo, en el local del Concejo o en la galería nacional de pinturas que estaba bajo su supervigilancia. Hubo una rectificación oficial de la colonia italiana a la noticia, por algunos propalada, de que una columna de "garibaldinos" combatió al lado de los peruanos en Miraflores.

SEMBLANZA DE LA COMPAÑÍA NACIONAL DE BOMBEROS
 VOLUNTARIOS GARIBALDI Nº·3 CALLAO

Autor René Malatesta Briceño pag 50. (1975)

José Capitelli, pitonero número Nº1 en los grandes eventos que participó la Garibaldi, atacado por cruel dolencia rendía caro tributo a la vida en plena juventud y en medio de la consternación de sus amigos y admiradores por su rebeldía congénita. Acabamos de relevar la fidelidad a s Compañía de un auténtico garibaldino que votó por la nacionalización no obstante ser italiano. Por el mismo laudable motivo, no solamente los garibaldinos sino todos los peruano no olvidaremos jamás el gesto de los catorce italianos que no trepidaron en estampar su firma en el documento histórico que a manera de precioso eslabón amalgamó a dos pueblo -Italia y Perú fraternalmente unidos- que siempre se ama ron y comprendieron y cuyos nombres preclaros ocupan nuevamente preponderante sitial, pues aparecen dispersos en e documento inserto en la primera parte de esta semblanza: Angel Fasce, Juan Bautista Pinasco Comandante de la Compañía Italiana de Bomberos Voluntarios Garibaldi de Chorrillos, Ernesto Bonatto, José Durbiano, Carmelo Biondo. Rem Donovaro, Franco Donovaro, José Capitelli, Aquiles Liberatti Ricciotti Fasee, Angel Adolfo Fasee, Filipo Peragallo, Anto nio Casaretto y Juan Castello 

da Pompilio Inglesi da Lima

liberatiarts

 

Banner
News in breve
Link utili
Banner
 
Pagina FB