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ASSOCIAZIONE LATINOAMERICANA DI CREMONA ONLUS A.L.A.C. il 21 e 28 febbraio propone PDF Stampa E-mail
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Lunedì 16 Febbraio 2015 09:48
Sabato 21 FEBBRAIO - 19.30 ore SERATA DELLE ARTI III Via Gioconda, 3 Cremona 
28 febbraio 2015 ore 15.00 Convegno:  "A 35 anni dall’uccisione di Mons. Oscar Romero, in Salvador" presso la Sede delle ACLI provinciali in Via Cardinal Massaia, 22 a Cremona
 
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Sabato 21 FEBBRAIO - 19.30 ore SERATA DELLE ARTI III
 
Il Dipartimento di Arte Visiva (DAV) dell'Associazione, propone la SERATA DELLE ARTI 3º Edizione, uno spazio dove confluiscono e si integrano le arti, dando luogo e visibilità agli artisti del territorio, latinoamericani e non.
La serata conterà con mostre di pittura, illustrazione, fotografia, incisione, scultura, installazioni, lettura, danza e musica.
Ci sarà anche un’area dedicata alla degustazione di piatti tipici latinoamericani.
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Giorno 28 febbraio 2015alleore 15.00 Convegno presso la Sede delle ACLI provinciali in Via Cardinal Massaia, 22 a Cremona

 

A 35 anni dall’uccisione di Mons. Oscar Romero, in Salvador, alla conclusione del processo di beatificazione, ricordiamo la sua testimonianza di giustizia e di pace. Insieme ad ACLI, CARITAS, Gruppo Missionario Oscar Romero, PAXCHRISTI, UFFICIO MISSIONARIO DIOCESANO, Parrocchia di Corte de Frati, Gruppo Missionario S. Abbondio, e alla Cooperativa NON SOLO NOI abbiamo promosso un convegno per ricordarne la figura.Il convegno si terrà presso la Sede delle ACLI provinciali in Via Cardinal Massaia, 22 a Cremona il giorno 28 febbraio 2015 alle ore 15.00.
 
Sono previste le seguenti testimonianze:
 
- “Il Salvador di Romero e di oggi: differenze e tristi somiglianze” – Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire, esperta di America Latina
 
- “La spiritualità di Romero: la scelta dei poveri e la verità del Vangelo” – Don Antonio Agnelli, teologo e studioso di Mons. Romero
 
- “La denuncia profetica dell’idolatria delle strutture economiche e militari” – Don Mario Aldighieri, responsabile Tavolo Interreligioso
 
- “Fede e politica nel pensiero di Mons. Romero” – Mauro Castagnaro, giornalista
 
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Óscar Arnulfo Romero y Galdámez
(Ciudad Barrios, 15 agosto 1917 – San Salvador, 24 marzo 1980
 
Nacque, secondo di otto fratelli, da una famiglia di umili origini. Manifestato il desiderio di diventare sacerdote, ricevette la sua prima formazione nel seminario di San Miguel (1930). I suoi superiori, notando la sua predisposizione agli studi e la docilità alla disciplina ecclesiastica, lo mandarono a Roma. Compì la sua formazione accademica nella Pontificia Università Gregoriana negli anni dal 1937 al 1942, nella Facoltà di Teologia, conseguendo il baccellierato, la licenza e continuando con l'iscrizione a un anno del ciclo di dottorato.
 
Ordinato sacerdote il 4 aprile 1942, svolse il suo ministero di parroco per pochi anni. In seguito fu segretario di Miguel Angel Machado, vescovo di San Miguel. Venne poi chiamato a essere segretario della Conferenza episcopale di El Salvador.
 
Il 15 ottobre 1974 venne nominato vescovo di Santiago de María, nello stesso Stato di El Salvador, uno dei territori più poveri della nazione. Il contatto con la vita reale della popolazione, stremata dalla povertà e oppressa dalla feroce repressione militare che voleva mantenere la classe più povera soggetta allo sfruttamento dei latifondisti locali, provocò in lui una profonda conversione, nelle convinzioni teologiche e nelle scelte pastorali, anche grazie all'influenza del gesuita Jon Sobrino, esponente di punta della teologia della liberazione
 
I fatti di sangue, sempre più frequenti, che colpirono persone e collaboratori a lui cari, lo spinsero alla denuncia delle situazioni di violenza che riempivano il Paese. La nomina ad arcivescovo di San Salvador, il 3 febbraio 1977, lo trovò pienamente schierato dalla parte dei poveri, e in aperto contrasto con le stesse famiglie che lo sostenevano e che auspicavano in lui un difensore dello status quo politico ed economico. Romero rifiutò l'offerta della costruzione di un palazzo vescovile, scegliendo una piccola stanza nella sagrestia della cappella dell'Ospedale della Divina Provvidenza, dove erano ricoverati i malati terminali di cancro.
 
La morte di padre Rutilio Grande, gesuita, suo amico e collaboratore, assassinato assieme a due catecumeni appena un mese dopo il suo ingresso in diocesi, divenne l'evento che aprì la sua azione di denuncia profetica, che portò la chiesa salvadoregna a pagare un pesante tributo di sangue. L'esercito, guidato dal partito al potere, arrivò a profanare e occupare le chiese, come ad Aguilares, dove vennero sterminati più di 200 fedeli.
"Vi supplico, vi prego, vi ordino in nome di Dio: cessi la repressione!", gridò all'esercito e alla polizia. Come risposta a questa richiesta gli organi di stampa fedeli al regime pubblicarono una immagine di papa Giovanni Paolo II accompagnata da una frase del pontefice da intendere come monito: "Guai ai sacerdoti che fanno politica nella chiesa perché la Chiesa è di tutti"
 
Le sue catechesi, le sue omelie, trasmesse dalla radio diocesana, vennero ascoltate anche all'estero, diffondendo la conoscenza della situazione di degrado che la guerra civile stava compiendo nel Paese. La sua popolarità crescente, in El Salvador e in tutta l'America latina, e la vicinanza del suo popolo, furono in contrasto con l'opposizione di parte dell'episcopato, e soprattutto con la diffidenza di papa Paolo VI. Il 24 giugno 1978, in udienza da quest'ultimo, denunciò:« Lamento, Santo Padre, che nelle osservazioni presentatemi qui in Roma sulla mia condotta pastorale prevale un'interpretazione negativa che coincide esattamente con le potentissime forze che là, nella mia arcidiocesi, cercano di frenare e screditare il mio sforzo apostolico » (Nota lasciata a Paolo VI da Romero durante l'udienza concessagli il 24 giugno 1978)
 
Romero, per le sue posizioni teologiche favorevoli alla teologia della liberazione, ebbe sempre un cattivo rapporto con Paolo VI e non riuscì a ottenere l'appoggio del nuovo papa Giovanni Paolo II, che tenne conto delle sue notevoli capacità pastorali e della sua fedeltà al vangelo, ma fu molto cauto per il timore di una sua eventuale compromissione con ideologie politiche, in realtà infondata nel caso di Romero che era decisamente ortodosso, creando ostacoli tra l'America Latina e la Santa Sede. Il 2 febbraio 1980, a Lovanio, in Belgio, ricevette la laurea honoris causa per il suo impegno in favore della liberazione dei poveri.

Il 24 marzo 1980, mentre stava celebrando la messa nella cappella dell'ospedale della Divina Provvidenza, fu ucciso da un sicario su mandato di Roberto D'Aubuisson, leader del partito nazionalista conservatore ARENA (Alianza Republicana Nacionalista). Nell'omelia aveva ribadito la sua denuncia contro il governo di El Salvador, che aggiornava quotidianamente le mappe dei campi minati mandando avanti bambini che restavano squarciati dalle esplosioni. L'assassino sparò un solo colpo, che recise la vena giugulare mentre Romero elevava l'ostia nella consacrazione. Giovanni Paolo II non presenziò al funerale, ma delegò a presiedere la celebrazione Ernesto Corripio y Ahumada, arcivescovo di Città del Messico. Durante le esequie l'esercito aprì il fuoco sui fedeli, compiendo un nuovo massacro. Il 6 marzo 1983 Giovanni Paolo II rese omaggio a Romero, venerato già come un santo dal suo popolo, sulla sua tomba, nonostante le pressioni del governo salvadoregno.
 
La Chiesa cattolica aprì nel 1997 la causa di beatificazione e gli attribuì il titolo di servo di Dio: il postulatore della causa è l'arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia.
 
Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, citò Romero nel testo della "celebrazione dei Nuovi Martiri", riprendendo quasi integralmente quanto aveva scritto il giorno della sua morte alla Conferenza Episcopale salvadoregna:« Il servizio sacerdotale della Chiesa di Oscar Romero ha avuto il sigillo immolando la sua vita, mentre offriva la vittima eucaristica. » La sua causa di canonizzazione, rimasta ferma per anni, è stata sbloccata dall'intervento di papa Benedetto XVI ed in seguito proseguita da papa Francesco, che ne desidera una rapida conclusione, in quanto sulla base delle testimonianza del capitano di polizia Alvaro Rafel Saravia - l'unica persona condannata per il suo omicidio - Romero è stato assassinato per odio alla fede; questa decisione è stata comunicata personalmente dal papa al postulante della causa, che in un incontro privato aveva auspicato la contemporanea beatificazione di Romero e di Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia, e da questi resa pubblica il 22 aprile 2013.
 
Infine, Papa Francesco, con proprio decreto del 3 febbraio 2015, ha riconosciuto il martirio in odium fidei di monsignor Romero, che verrà elevato alla gloria degli altari, come beato, in una solenne celebrazione in San Salvador, entro l'anno 2015.
La Chiesa anglicana, la Chiesa luterana e la Chiesa vetero-cattolica lo commemorano come martire il 24 marzo.
 
Tratto da wikipedia
 

 
 

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