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Intervento di Sergio Garcia all'incontro su peruviane e peruviani a Milano PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 10 Dicembre 2008 22:57
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Intervento di Sergio Garcia all'incontro su peruviane e peruviani a Milano
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Ho il nitido ricordo degli emigrati italiani che conobbi nella mia infanzia e che quando parlavano dell'Italia, finivano con gli occhi pieni di lacrime e ripetevano sempre qualcosa che ora sento dire ai peruviani che sono immigrati in questo paese: "Ritornerò nel mio paese.! " Anche se alcuni di loro tornarono in Italia, quasi tutti rimasero in Perù.

E mi vengono alla memoria alcune frasi che ho ascoltato e che mi suonavano antipatiche, allora come adesso, perché erano una forma di disprezzo verso coloro che vivevano da sempre tra di noi, frasi come: "italiano panettiere", "italiani mafiosi" ed altre parole peggiori. Una volta, ero molto addolorato per la morte di un'amica, mi sorpresero con una domanda che considerai offensiva: "la tua amica era italiana ?" Davanti a quella domanda tanto stupida la mia tristezza si trasformò in collera… non esisteva, né esiste per me, nel concetto di amicizia, la nazionalità, la religione o il credo politico o altre distinzioni . Un amico o amica è un amico e basta! Ora anche qui in Italia simili affermazioni si ripetono nei confronti dei peruviani, frasi terribili che fanno male, purtroppo questo è parte di un sistema in cui si vogliono ampliare le divisioni.

I poteri forti e per lo più nascosti entrano prepotentemente anche dentro la nuova realtà di un’immigrazione peruviana che spesso è manipolata e che è soprattutto disinformata. Anche la negazione delle minoranze come quella verso la gente di colore peruviana in Italia è un dato di fatto. Vi sono stati diversi episodi dove gli afro peruviani sono stati inspiegabilmente esclusi da eventi istituzionali, contraddicendo le leggi antirazziste d'entrambi i paesi. Questo ha conseguenze negative che si ripercuotono nella società peruviana e milanese perché sono le radici e le fondamenta dell’odio. Fin da piccolo ho avuto un forte sentimento d'amore per l'Italia che è stato determinante per poi prendere la difficile decisione di lasciare il Perù.

Tuttavia, il Perù è stato sempre per me motivo di orgoglio perché possediamo una cultura millenaria ricchissima, come Italia; e la partenza dal paese che mi vide nascere è, in generale, motivo di dolore ma, contemporaneamente, da l'impulso che ci porta a fare molti sacrifici ed anche a comprendere e vedere le cose da un altro punto di vista. Nel mio caso, lasciai il Perù per motivi di studio: con una borsa di studio dell'Università Federale di Rio de Janeiro e, dopo aver finito i miei studi in Comunicazione Sociale e Giornalismo, ero determinato a non lasciare mai più il Perù ma il destino che ha più fantasia di tutti mise sulla mia strada un progetto in Italia, il risultato fu positivo perché arrivai nel paese che avevo sognato, nel quale non mi sentivo mai straniero bensì un peruviano e un amante dell'Italia e della sua gente.

Qualche tempo dopo della mia partenza è iniziato il fenomeno dell'immigrazione massiccia dei peruviani in Italia e le cose cambiarono totalmente, noi peruviani siamo diventati come quegli italiani che conobbi nell'infanzia e nell'adolescenza, ma il processo di questa immigrazione non è stato graduale ma ben più violento, in massima parte causato dalla tragedia che ha significato - e che ancora significa - il terrorismo e le pessime amministrazioni pubbliche che si sono susseguite negli anni in Perù. Questo ha causato, non poche difficoltà nell'integrazione, cosa assolutamente necessaria per il benessere comune. Perché, sebbene è certo che molti italiani ostentano e manifestano la loro italianità; in uguale forma è certo che molti peruviani ostentano il fatto di essere del Perù e di essere latini. Come gli italiani hanno portato e portano in Perù moltissime abitudini buone e cattive, vizi e virtù, allo stesso modo, noi peruviani, stiamo facendo la stessa cosa in Italia… Ci uniamo e impegniamo per cose buone ma vi è anche quella parte di noi che si unisce ed impegna in quelle meno buone. La maggior parte degli italiani che emigrarono tendevano ad essere campanilistici anche se provenivano quasi sempre da una stessa regione, lo stesso si può dire dei peruviani qui in Italia.

Per capire questo fenomeno bisogna conoscere meglio l'ambiente nel quale viviamo e, soprattutto, imparare a tollerare e rispettare di più gli altri cercando un incontro attraverso le molteplici cose che abbiamo in comune. L'epilogo amaro è vedere che ancora oggi si continuano a commettere gli stessi errori passati e con le stesse false illusioni. Persone che usano l'arma di uno pseudo intellettualismo per ottenere una posizione o un alto incarico conquistato con l'affanno del conquistatore, senza considerare che con questo non si compra la felicità, e se una persona ha una posizione privilegiata la deve utilizzare per aiutare coloro che ne hanno bisogno e non utilizzarla solamente per ottenerne beneficio per se stesso . È abbastanza triste vedere quante etichette ti mettono sopra, come a voler cancellare con un tratto sia la tua identità di persona unica sia come etnica a cui appartieni che è composta da varie sfumature, una ricchezza che volte si perde a causa della mancanza di promozione della nostra cultura popolare.

Questa è soltanto un'analisi soggettiva, senza pretendere di essere qualcosa più di quello che è, note e appunti personali l'immigrazione e l'emigrazione sono due facce della stessa moneta. Sui peruviani in Italia e sull’immigrazione in generale l’informazione è contraddittoria. Da una parte c’è il pietismo cattolico che martella con la fame nel mondo, insiste con il terzomondismo mentre dall’altra parte ci sono situazioni al limite. A seconda dello schieramento politico si cavalca l’onda di un fatto di cronaca con un atteggiamento più o meno buonista, o più o meno razzista. C’è poca conoscenza tra le varie culture e anche chi esprime posizioni lo fa sull’onda emotiva di un singolo episodio. Gran parte della colpa di ciò è attribuibile ai media siano essi cartacei o network che sfruttano e amplificano episodi solo per aumentare l’audience. Sono pochi i giornalisti, reporter che approfondiscono o sviluppano un tema seriamente, non c’è tempo, non fa ascolto e allora giù titoli senza contenuti… un grosso scatolone senza nulla dentro ma che ha il potere di fomentare ed ampliare le divisioni. Conoscerci è l’unico modo per vivere bene insieme.

Ora se ne parla molto senza conoscenza, sono fiducioso che in futuro se ne parlerà con più maturità in un linguaggio comune, dove tutti possiamo essere e sentirci più italiani, più peruviani e più cittadini del Mondo”.



 
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