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La presenza italiana in Perù, una prospettiva storica© PDF Stampa E-mail
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Giovedì 08 Gennaio 2009 00:00
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La presenza italiana in Perù, una prospettiva storica©
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di Giovanni Bonfiglio Lima

Bibliografia
Questo articolo presenta sinteticamente il risultato di una ricerca, svolta durante gli anni 1990 e 1991, sull’immigrazione italiana in Perù in prospettiva storica. Lo studio sarà pubblicato dalla Fondazione Giovanni Agnelli, col titolo Gli italiani nella società peruviana.

Secoli XVI-XVIII
In tutti i paesi dell'America del Sud che furono colonie spagnole, si è avuta una presenza italiana già dal secolo XVI. Questa precocità era espressione dell’alleanza fra la Spagna e alcuni degli stati italiani che all'epoca facevano parte dell’orbita spagnola in Italia (Ducato di Milano, Regno di Napoli), ma sopratutto dell'alleanza con la Repubblica di Genova. Allora i genovesi erano gli italiani più rappresentati in Spagna, sopratutto nei porti di Cadice e Siviglia, dove si trovavano folti gruppi di commercianti e marinai che godevano di permessi speciali. Da quei porti i genovesi si imbarcavano verso le colonie d'America. Non fu quindi una emigrazione diretta, ma indiretta. Erano persone che emigravano in Spagna per poi passare alle colonie spagnole d’America.

Questa fu una presenza ridotta (alcune centinaia di persone), benché fin da allora fosse la piú numerosa fra quelle europee non spagnole. Bisogna tener conto del fatto che gli spagnoli non permettevano la libera emigrazione nelle loro colonie, ma gli italiani erano tollerati in quanto sudditi di stati alleati alla Spagna. Durante il secolo XVI troviamo numerosi marinai e commercianti, alcuni dei quali facevano parte dell’Armata spagnola. Già fra i primi conquistatori troviamo diversi italiani; il caso piú notevole è quello di Gian Battista Pastene, il nobile genovese che fu ammiraglio dell’Armata spagnola nei mari del Sud, combatté in Perù durante la guerra civile con i conquistatori, negli anni 1545 a 1548, poi passò in Cile, dove fu fra i fondatori di Valparaiso e Santiago. Insieme a lui si trovavano numerosi marinai e capitani di navi, che erano reclutati data la scarsità, nella Spagna di quei tempi, di capitani esperti.
Nei secoli XVII e XVIII la proibizione all’ingresso di emigranti non spagnoli fu piú rigida; ma continuarono ad arrivare italiani, molti dei quali erano clandestini (perciò cambiavano i loro nomi e li «spagnolizzavano»). In questo periodo, in cui si ebbe l’affermazione del potere politico della corona spagnola attraverso la figura del Vicerè, arrivarono in Perù non solo marinai e commercianti, ma anche numerosi religiosi e anche rappresentanti della corte spagnola (che avevano parenti e favoriti in Italia). Il caso piú notevole fu quello del Vicerè Nicola Caracciolo, nobile napoletano che fece parte della corte di Spagna; arrivò in Perù con un seguito di servi e artigiani italiani e governò negli anni 1716-19. Fu notevole anche la presenza di numerosi artisti e pittori italiani, che portarono in Perù l’arte del Rinascimento, fondando qui diverse scuole di pittura, che esercitarono un’influenza decisiva nella famosa scuola di pittura coloniale peruviana. Fra i piú importanti citiamo il sacerdote Bernardo Bitti, arrivato nel 1548; e Matteo Perez d’Alessio, arrivato nel 1580. Entrambi appartenevano alla scuola romana di pittura e lasciarono in Perù i migliori quadri dell’epoca.

Dalla seconda metà del secolo XVIII, sopratutto con l’arrivo dei Borboni alla corona spagnola, la presenza italiana in Perù si fece piú folta. Non solo per la maggior tolleranza rispetto agli stranieri, ma anche per il declino del rigido monopolio commerciale spagnolo con le colonie d’America. Fu cosí che i commercianti genovesi cominciarono ad avere una presenza piú importante nei porti del Pacifico meridionale. Questa presenza non fu solo commerciale, ma anche intellettuale: il primo medico a introdurre le teorie sulla circolazione del sangue fu il messinese Federico Bottoni. Verso il 1790 arrivò a Lima il milanese Joseph Rossi, il quale collaborò attivamente con un gruppo di giovani intellettuali che creò la «Società amanti del paese», questa Società, che all’inizio contava sull’appoggio del vicerè, pubblicò per diversi anni la rivista Il Mecurio Peruano in cui per prima volta si parlò del Perù come patria. Fu lo stesso Rossi a scrivere (con lo pseudonimo di «Hesperiophilo») gli articoli piú impegnati e ideologicamente avanzati di questa rivista, che poi dovette cessare le pubblicazioni a causa della ostilità della corona spagnola nei confronti delle manifestazioni ideologiche e culturali dell’Illuminismo. Erano gli anni della conquista napoleonica della Spagna e si faceva sempre piú evidente il disagio degli intellettuali americani nei confronti del rigido dominio spagnolo nelle sue colonie. Jospeh Rossi ebbe anche rapporti con Alessandro Malaspina, lo scienziato e marinaio italiano che stava al servizio del re di Spagna e che, durante gli anni 1790-92 condusse una spedizione di esplorazione scientifica nelle Americhe. Malaspina non aveva soltanto una missione scientifica, ma anche politica, infatti aveva ricevuto l’incarico di osservare le condizioni sociali e politiche delle colonie. Al suo rientrio in Spagna presentò un rapporto politico (segreto), nel quale consigliava di dare indipendenza politica ai governi delle colonie. Questo rapporto fu criticato dal Primo ministro e Malaspina fu incarcerato in una fortezza, da dove uscí solo durante l’invasione napoleonica. In una ricerca recente, abbiamo trovato testimonianze del rapporto fra Malaspina e Joseph Rossi quando entrambi si trovavano a Lima. Anche se allora non si discuteva la sovranità del re di Spagna, c’era nelle loro idee il germe dell’indipendenza delle colonie dalla Spagna.

In sintesi si può concludere che la presenza italiana durante i secoli XVI al XVII fu indiretta, ma gettò le basi degli arrivi successivi. Si può parlare di un’origine coloniale della presenza italiana in America del Sud. Ciò consente di affermare che c’é stata una «matrice coloniale» della presenza italiana nel Perù contraddistinta dall’origine regionale, che era prevalentemente ligure, e dalle caratteristiche occupazionali, questi emigranti erano naviganti e commercianti.



 

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