83 visitatori online
Banner
Home Las latinoamericanas, entre las primeras en Italia que interrumpen la gestación
Menu Principale
Home
Cosa è Peruan-Ità
Disclaimer
I 100 anni di MacchuPicchu
Interviste e reportage
La radio dal passato ...
Notizie
Boletín: "Il Perù a Milano" (Consulado General del Perú en Milán)
Le Foto
Artisti
Personaggi
Articoli archiviati dal 2008
Archivio testi 1999-2008
FACEBOOK GROUPS
Mappa del sito
Area riservata
Corrispondenti
Redazione Italia
Dal Perù
Redazione World
Ángela Roig Pinto
Banner
Pagina FB
 
 
I più letti
Las latinoamericanas, entre las primeras en Italia que interrumpen la gestación PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 
Giovedì 07 Maggio 2009 14:35
Indice
Las latinoamericanas, entre las primeras en Italia que interrumpen la gestación
In Italiano
Tutte le pagine
Le donne latinoamericane, tra le prime che interrompono la gestazione in Italia

Aborto: Il diritto a non essere madre 
da Milano: Ángela Roig Pinto 

In Sud-America è censurato; in Italia è una pratica legale. Almeno il 50%  delle future madri latinoamericane optano per l'aborto. Al di fuori di argomenti moralisti, negli ospedali italiani è una scelta permessa ed assistita per i  primi 90 giorni di gestazione. Le cifre ?: solo in un anno in Italia si superano i 40mila aborti tra le donne straniere.  

Alexandra P. è una ragazza disinvolta e simpatica. Ha 28 anni ma dimostra meno perché è piccola, magra, di tratti soavi e sempre latini, benché ora ostenda uno stile italiano. Nelle ultime settimane è stata vista frequentare la Clinica Mangiagalli, la struttura sanitaria per donne e bambini più grande di Milano, la ragione? Ha deciso di interrompere la sua gravidanza, dare priorità al suo lavoro e continuare la sua vita di immigrante, in cerca di opportunità. Non essendo ancora trascorsi i 90 giorni di gestazione, la legge 194, vigente da 1978, gli garantisce l'assistenza medica in un ambulatorio privato o in un struttura sociosanitaria pubblica che l'assiste  per tutte le situazioni colaterali all'aborto in ambito sanitario, economico o sociale.   
Siccome in Italia l'aborto è una pratica sicura, in un anno arrivano a registrarsi all'incirca  40mila casi tra le straniere; 15.600 solo nella regione Lombardia, dove si concentra la maggior parte degli immigranti. [Dalla Relazione 2009 sugli immigranti della Fundazione Iniziative e Studi Sulla Multietnità (ISMU)].

Il Direttore sanitario della Clinica Mangiagalli, Basilio Tiso, specifica che le latinoamericane sono quelle che praticano l'aborto maggiormente dopo le rumene e ucraine. Almeno il 50 % delle prime decidono interrompere la gestazione, quando la media è 37.8 percento tra gli stranieri e il 24% tra le italiane.  La clandestinità è un altro fattore da considerare benché non determini la motivazione dell'aborto.  Il 71,6 percento delle donne senza documenti in Italia decidono di abortire. Benché illegali, ugualmente ricevono assistenza medica e quasi sempre la loro identità è protetta, ma se avesse deciso di continuare con la gravidanza per una dorma di protezione verso il futuro cittadino, lo Stato italiano è obbligato a regolarizzare la situazione migratoria della madre emettendo un permesso di soggiorno per i primi 6 mesi di gestazione, con possibilità di ampliarlo. 
 
Il docente dell'Università degli Studi di Milano Alberto Martinelli che investiga la condizione di salute degli immigranti, mette in luce i gravi effetti che avrebbe la proposta di legge che esige dai medici la denuncia dei pazienti illegali perché, come pensa, motiverebbe maggiormente gli aborti clandestini, quasi inesistenti oggi in Italia e metterebbe a rischio la salute della gestante. Questa situazione favorirebbe il ritorno di malattie estinte o praticamente controllate in Italia.  Mentre tutte questi considerazioni coinvolgono i governanti italianio, nel ventre della giovane Alexandra c'è ora un piccolo-grande vuoto e sembra che gli importi poco.     



 

Banner
News in breve
Link utili
Banner