Las latinoamericanas, entre las primeras en Italia que interrumpen la gestación Stampa
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Giovedì 07 Maggio 2009 14:35
Abortos: El derecho a NO ser madres 
Desde Milán: Ángela Roig Pinto  
 
En Sudamérica, censurado; en Italia, una práctica legal. Al menos el 50% de las futuras madres latinas optan por abortar. Lejos de argumentos moralistas, en los hospitales italianos se trata de una opción permitida y asistida hasta los 90 días de gestación. ¿Las cifras?, aunque crudas: sólo en un año en Italia se superan  los 40 mil abortos entre las mujeres extranjeras.  
 
mangiagalliAlexandra P. es una muchacha desenvuelta y simpática. Tiene 28 años pero aparenta menos porque es pequeña, delgada, de rasgos suaves y siempre latinos, aunque ahora pretenda un estilo italiano. Las últimas semanas se le ha visto frecuentar la Clínica Mangiagalli, la estructura sanitaria de mujeres y niños más grande de Milán, ¿la razón?, ha decidido interrumpir su embarazo, priorizar su trabajo y continuar su vida de inmigrante, en búsqueda de oportunidades.  No cumpliendo aún 90 días de gestación, la ley 194 (vigente desde 1978) le garantiza la asistencia médica en un consultorio familiar, particular o en una estructura socio sanitaria estatal y le proporciona la posibilidad de revolver las situaciones colaterales al aborto en el ámbito sanitario, económico o social. 
 
Si come en Italia el aborto es una práctica segura, en un año llegan a registrarse por lo menos 40 mil casos entre las extranjeras; 15 mil 600 ocurren sólo en la región lombarda, donde se concentra la mayor parte de los inmigrantes. [Informe 2009 sobre los inmigrantes de la Fundazione Iniziative e Studi Sulla Multietnità (ISMU)].  El Director sanitario de la Clínica  Mangiagalli, Basilio Tiso, especifica que las latinomericanas son quienes más abortan, después de las rumenas y ucraínas. Al menos el 50% de las primeras deciden interrumpir la gestación, cuando el promedio es 37.8% entre las foráneas y 24% entre las italianas. 

Alberto MartinelliLa clandestinidad es otro factor a considerar aunque no determina la motivación del aborto. El 71,6% de las mujeres sin documentos en Italia deciden abortar. Aunque ilegales, igualmente reciben asistencia médica y casi siempre su identidad es protegida, pero si hubiesen decidido continuar con el embarazo -en protección al futuro ciudadano-, el Estado italiano está obligado a regularizar la situación migratoria de la madre emitiendo un permiso de estadía durante los primeros 6 meses de gestación, con posibilidad de ampliarlo. 
 
Al respeto, el docente de la Universidad degli Studi di Milano Alberto Martinelli, quien investiga la condición de salud de los inmigrantes, alerta los graves efectos que tendrían la aprobada ley que exige a los médicos que denuncien a los pacientes ilegales porque, según opina, motivaría los abortos clandestinos (casi inexistentes en Italia), pondría en riesgo la salud de la gestante y propiciaría el retorno de enfermedades hoy extintas o prácticamente controladas en Italia. Mientras todas estas consideraciones se ventilan en el gobierno italiano, en el vientre de la joven Alexandra ahora hay un pequeño-gran vacío y pareciera que aquello poco importase.

Le donne latinoamericane, tra le prime che interrompono la gestazione in Italia

Aborto: Il diritto a non essere madre 
da Milano: Ángela Roig Pinto 

In Sud-America è censurato; in Italia è una pratica legale. Almeno il 50%  delle future madri latinoamericane optano per l'aborto. Al di fuori di argomenti moralisti, negli ospedali italiani è una scelta permessa ed assistita per i  primi 90 giorni di gestazione. Le cifre ?: solo in un anno in Italia si superano i 40mila aborti tra le donne straniere.  

Alexandra P. è una ragazza disinvolta e simpatica. Ha 28 anni ma dimostra meno perché è piccola, magra, di tratti soavi e sempre latini, benché ora ostenda uno stile italiano. Nelle ultime settimane è stata vista frequentare la Clinica Mangiagalli, la struttura sanitaria per donne e bambini più grande di Milano, la ragione? Ha deciso di interrompere la sua gravidanza, dare priorità al suo lavoro e continuare la sua vita di immigrante, in cerca di opportunità. Non essendo ancora trascorsi i 90 giorni di gestazione, la legge 194, vigente da 1978, gli garantisce l'assistenza medica in un ambulatorio privato o in un struttura sociosanitaria pubblica che l'assiste  per tutte le situazioni colaterali all'aborto in ambito sanitario, economico o sociale.   
Siccome in Italia l'aborto è una pratica sicura, in un anno arrivano a registrarsi all'incirca  40mila casi tra le straniere; 15.600 solo nella regione Lombardia, dove si concentra la maggior parte degli immigranti. [Dalla Relazione 2009 sugli immigranti della Fundazione Iniziative e Studi Sulla Multietnità (ISMU)].

Il Direttore sanitario della Clinica Mangiagalli, Basilio Tiso, specifica che le latinoamericane sono quelle che praticano l'aborto maggiormente dopo le rumene e ucraine. Almeno il 50 % delle prime decidono interrompere la gestazione, quando la media è 37.8 percento tra gli stranieri e il 24% tra le italiane.  La clandestinità è un altro fattore da considerare benché non determini la motivazione dell'aborto.  Il 71,6 percento delle donne senza documenti in Italia decidono di abortire. Benché illegali, ugualmente ricevono assistenza medica e quasi sempre la loro identità è protetta, ma se avesse deciso di continuare con la gravidanza per una dorma di protezione verso il futuro cittadino, lo Stato italiano è obbligato a regolarizzare la situazione migratoria della madre emettendo un permesso di soggiorno per i primi 6 mesi di gestazione, con possibilità di ampliarlo. 
 
Il docente dell'Università degli Studi di Milano Alberto Martinelli che investiga la condizione di salute degli immigranti, mette in luce i gravi effetti che avrebbe la proposta di legge che esige dai medici la denuncia dei pazienti illegali perché, come pensa, motiverebbe maggiormente gli aborti clandestini, quasi inesistenti oggi in Italia e metterebbe a rischio la salute della gestante. Questa situazione favorirebbe il ritorno di malattie estinte o praticamente controllate in Italia.  Mentre tutte questi considerazioni coinvolgono i governanti italianio, nel ventre della giovane Alexandra c'è ora un piccolo-grande vuoto e sembra che gli importi poco.