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LA PRESENZA DEGLI ITALIANI A TACNA di FREDY GAMBETTA PDF Stampa E-mail
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Sabato 30 Maggio 2009 19:44
Indice
LA PRESENZA DEGLI ITALIANI A TACNA di FREDY GAMBETTA
LA PRESENCIA DE LOS ITALIANOS EN TACNA
Tutte le pagine
Ripropongo il pensiero scritto da Fredy qualche anno fa in occasione della festa della Repubblica Italiana  per inviare a tutti gli italiani, ovunque si trovino, un saluto e una esortazione, forse anacronistica, in questi tempi di globalizzazione, ma li invito a fermarsi un solo minuto per riflettere o solo immaginare quale sia stato lo spirito di coloro che in anni ormai lontani lasciarono la propria terra verso una realtà del tutto sconosciuta e che malgrado tutto hanno contribuito poi, direttamente o indirettamente, alla nascita dell'Italia come Nazione prima e come Repubblica 61 anni fa.  Pietro L.
LA PRESENZA DEGLI ITALIANI A TACNA
Martedì 2 del corrente mese di giugno, la Repubblica Italiana ha compiuto 58 anni. Oggi, domenica i pochi italiani che vivono ancora in Tacna ed i discendenti che non sono pochi, visiteranno i propri morti, nel cimitero, assisteranno ad una funzione religiosa, nella Scuola Santa Ana, in altri tempi la Scuola Italiana Santa Ana (CISA)  termineranno le celebrazioni con un incontro fraterno nel club campestre a Pocollay. Tutto questo organizzato dalla Casa Degli Italiani presieduta da Don Carlo De Ferrari Noziglia.

Nella nostra città gli italiani hanno lasciato un'indelebile impronta già pochi anni dopo la conquista. Un illustre figlio di italiano, Giulio Rospigliosi, accompagnò all'Eminente Zela a dare il Primo Grido di Libertà, sulle rive del Caplina, il 20 Giugno di 1811.

Negli anni dell'occupazione cilena gli italiani di Tacna fondarono una Compagnia di Pompieri mentre, nel loro ambulatorio, ubicato nell'allora viale Baquedano, oggi Bolognesi, il medico Vicente Dagnino si trasformò nello spirito protettore dei malati. Tacna, grata, diede il suo nome ad una strada ancora oggi esistente.

Nella mia infanzia la presenza delle "madamas" italiane ci provocava tenerezza. Nell'angolo del mio quartiere si trovava " l'ufficio" di madama Giovo. Era alta, bianca, grassa, canuta, buona, sempre con un dolce sorriso nelle labbra.

Nell'angolo sopra al mio isolato, tra Bolognesi e Moquegua, stava l'ufficio di Don Francisco "Queco" Basili Imperatori, mio padrino di battesimo. Bonaccione, canuto, con i pantaloni nella punta del coccige ed un'eterna sigaretta, di tabacco nero, nelle labbra.

Nella strada Gil di Herrera, nel Pagamento Umo, era ubicata la cantina La Cicagnina il cui proprietario era Don Esteban Bacigalupo. Lì, tra le grandi pipe ed la vite rampicante della chacra, girovagavo, nella mia dolce infanzia, con l'autorizzazione che mi davano Guido, il figlio maggiore, e la mia madrina "la madama" Anna Costa de Bacigalupo. In quel posto - non posso dimenticarlo - conobbi una  bambina carina, "bambina bruna ed agile", che fu la mia prima emozione d'amore. Tanto per cambiare aveva un cognome italiano. Non era tacneña. Lei, lo  scorso anno, ebbi la fortuna di rivedere dopo tanto, tanto tempo. La vidi vestita di  rosso, con la  bellezza serena che, ad alcune elette, gli anni donano, quella bellezza, quando è matura è più bella. Quello pomeriggio Marte brillava molto vicino alla terra. Non è una figura letteraria.

Per molti anni, fino a che l'informalità e l'esagerata migrazione circondò tutto, le due più grandi case commerciali di Tacna erano di proprietà  italiana: Canepa e De Ferrari. In anni passati sudditi dell'Italia avevano investimenti in una banca locale, nell'impresa della luce elettrica e in una fabbrica di sigarette.

Vale annotare che i discendenti degli immigrati italiani sono emersi in svariati campi. Luis Banchero Rossi, fondatore di CORREO, il Gran Capitano che collocò il Perù nel primo posto nella pesca mondiale; Francisco Lombardi, uno dei più grandi cineasti nazionali; Guido Lombardi, comunicatore sociale di rilievo; Francisco Basili, funzionario dell'UNICEF; Giovanna Polarrolo e sua sorella María Teresa, acute poetesse; Luis Cavagnaro, senza dubbio il più grande storiografo della città; José Giglio, uomo di teatro e comunicatore; Luciano Lombardi, emerge negli Stati Uniti, nelle comunicazioni; Carlos Trabucco, docente nelle università italiane; Patrizio Conti, ricordato amico, eccellente annunciatore e dirigente di relazioni pubbliche; Martín Parodi, poeta.

Grazie agli allora giovani italiani. A Santino Gambetta Arduino, originario di Albisola Superiore, capostipite di tutti i Gambetta che sono nella valle di Tacna. Arrivò a Tacna a lavorare nei campi, in La Yarada, come pioniere, nelle piccole miniere, a Palca, o nel suo ufficio ubicato nel quartiere El Caracol, che oggi in pochissimi ricordano, come non si ricorda che fosse co-fondatore della Casa degli Italiani, come testimonia l'iscrizione che si legge nella lapide della sua tomba.

In sintesi, in questa ora di omaggi ed evocazioni, una preghiera per l'eterno riposo di coloro che "vennero a fare l'America e ritornare" Non tutti fecero l'America e molti rimasero, per sempre in questo Paese. Si sposarono con peruviane, formarono una famiglia, non furono egoisti né segregazionisti. Lasciarono il loro sangue, i loro cognomi e quel miscuglio di veemenza, romanticismo, pratica e di idealismo tanto tipico che caratterizza  da sempre l'essere italiano


 

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